• Sab. Ott 16th, 2021

Denaro Lettera

Massima occupazione con prezzi stabili, salari equi e debito sostenibile – In Costruzione

Da Trump a Biden, 3 cose sono cambiate meglio prenderne atto

Petrolio e tassi potrebbero salire, l’azionario scendere ecco perchè.

Al netto dei giudizi di carattere politico, ognuno ha i suoi e tutte le view vanno rispettate, dopo più di un mese dall’insediamento della nuova amministrazione americana si percepisce che diverse cose sono cambiate, in realtà più che altro sono state confermate alcune aspettative.

La Fed di Joe non è quella di Donald

Le pressioni sulla Banca Centrale si sono notevolmente ridotte. Addio Tweet del Presidente Usa (anche minacciosi) 15 minuti prima dei meeting di politica monetaria. La sostanza era sempre la stessa “devi essere accomodante, colomba, non turbare economia e mercati, io ti ho messo lì”, rivolgendosi direttamente a Powell. La Fed di “Biden” appare dietro la curva, non prima, molto più rispettosa dell’indipendenza della Banca Centrale.

Al momento la Fed si rifiuta di intervenire sulla Curva dei Rendimenti, al di là del merito se giusto o sbagliato, ci sono rischi: di un rialzo dei tassi di interesse, di un azionario meno appetibile (visto i suoi rendimenti) a questi livelli rispetto ai bond quindi di una sua discesa.

La Yellen non è Mnuchin

L’ex Segretario al Tesoro americano, Mnuchin, non sapeva parlare ai mercati, Mnuchin era il mercato. Il padre non lavorava alla Goldman Sachs era un socio della Goldman Sachs. A 6 anni mentre gli altri bambini giocavano al Central Park di New York, lui si aggirava con i pupazzetti fra i desk della Sala Operativa. Mnuchin ha esperienze in banche d’affari ed Hedge Fund.

La Yellen ha un cv accademico, ed è arrivata alla Presidenza della Fed grazie a questo suo trascorso. Il suo approccio è più dottrinale e meno pratico, sente meno i concetti di: supporto, resistenza e inversione.

Nei momenti cruciali quando alcuni livelli stavano per essere abbandonati, Mnuchin si attaccava al telefono e chiamava ad una ad una le banche d’affari, informalmente, per sentire che problemi c’erano e come potevano essere risolti, evitando in molti casi tracolli tecnici.

Biden sul petrolio, non è Trump

Biden è un presidente “green”, è stato eletto con quei voti. E’ molto più sensibile ai temi della transizione energetica. Ha bloccato la costruzione di un oleodotto dal Canada agli Usa ed è restio a concedere autorizzazioni a nuove esplorazioni. A Biden, per giuste e legittime ragioni ambientaliste, non piacciono le “trivelle” tradizionali ne quello di Shale Oil. Ma c’è un problema? E’ proprio grazie anche a quel “Petrolio Scisto” che i prezzi del greggio sono sprofondati vicino e sotto zero e per oltre un decennio abbiamo vissuto senza un’inflazione generata dalla benzina. Prima andrebbero trovate e attivate le fonti di energia alternativa e poi lanciato l’addio al petrolio. Se facciamo il contrario c’è il rischio che la Transizione Energetica zavorri l’economia.

Trump teneva sotto pressione pure l’Opec oltre la Banca Centrale attraverso i suoi Tweet (sotto alcuni esempi) ed è proprio la sovra offerta americana di petrolio che calmierava i prezzi.

Se i consumi rimangono inalterati e l’offerta di petrolio si riduce o non cresce, i prezzi del petrolio salgono e con essi le aspettative di inflazione ed i tassi di interesse, con ricadute pesanti su consumi, investimenti e occupazione. (riproduzione riservata)

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