• Gio. Ott 6th, 2022

Denaro Lettera

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Bce, cambia la comunicazione di Politica Monetaria

C’era una volta: non alzeremo i tassi di interesse nel 2022”, ora diventato: “vedremo a marzo i dati sull’inflazione e sulla base di quelli decideremo”. Per comprendere il cambio di paradigma di Politica Monetaria targato Banca Centrale Europea è possibile fare il raffronto fra queste due frasi.

Eppure il mercato aveva già fiutato il cambio, i future sui tassi di riferimento della Banca Centrale erano già schizzati dallo 0 allo 0,30% per fine anno. Nella sostanza i mercati si aspettano da qui alla fine del 2022 almeno un rialzo dei tassi. Addirittura qualcuno si è spinto a pensare che una certa reazione della Banca Centrale Europea potrebbe arrivare poco dopo la metà dell’anno a luglio.

Letteralmente la Presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde non ha detto nel corso della conferenza stampa che esplicitamente alzerà i tassi ma il mercato l’ha percepito indirettamente, difficile immaginare che da qui a marzo: con un ritmo dei prezzi alla produzione in Europa che viaggia oltre il 26%, strascichi di inflazione sopra il 5%, petrolio che sfiora i 90 e gas 10 volte più caro del 2020 le cose possano cambiare.

Sul timing del rialzo ha fra l’altro confermato che prima si esauriranno gli acquisti di titoli e altre attività finanziarie e poi successivamente si interverrà sui tassi. Gli acquisti sono programmati fino al quarto trimestre del 2022.

La data di marzo non è causale per dare un segno di cambiamento della politica monetaria, visto come ogni meeting a ridosso del trimestre vengono pubblicate le proiezioni economiche sull’economia.

Qualcuno ha provato a contestare alla Presidente la “svolta” ma lei ha risposto che non ha fatto, non fa e non farà mai discorsi “lineari” ma sempre condizionati, come dire il contesto è cambiato, l’inflazione è più persistente e più alta del previsto.

Ma da dove nasce questa svolta? “Guardiamo alle difficoltà di chi deve preparare la cena la sera”, ha spiegato la Presidente della Bce.

Nella sostanza il timore della Fed ha attraversato l’Atlantico fino ad arrivare a Francoforte, la Banca Centrale non vuole essere il capro espiatorio dell’ascesa dei prezzi che iniziano a creare nel corpo sociale molto malumore.

Eppure nessuno vede gente che si strappa i carrelli della spesa all’interno dei supermercati o corse a comprare capi d’abbigliamento, anzi tutt’altro. L’inflazione è quasi del tutto importata, un innalzamento dei tassi più che raffreddare l’economia finirebbe per tranciare la ripresa in corso. La Bce ne è consapevole, si comprende dalle parole della numero dell’Euro Tower, “si tratta di un’ascesa dei prezzi da offerta più che da domanda ma agendo su quest’ultima siamo sicuri di avere effetti deflattivi”. La ricetta funzionerà?

Per il resto la Bce si è soffermata sui criteri che determineranno la decisione finale sul rialzo dei tassi: inflazione stabilmente sopra il 2%, persistenza sopra questo livello, inflazione core (al netto di energia ed alimentari) sostenuta.

Nel novero dei nuovi rischi la Bce ha aggiunto quelli geopolitici, la questione Russia Ucraina per intenderci.

Siamo di fronte quindi a degli elementi di novità nella Politica Monetaria della Bce, tutti restituiti dalla Conferenza Stampa, visto che il Comunicato di oggi era completamente sovrapponibile a quello di dicembre.

Il mercato ha prezzato la svolta con uno slancio verso l’alto dell’euro dollaro, un cambio che si muove sulle aspettative del differenziale dei tassi a breve fra le 2 valute, portentosi i movimenti dei decennali, il 10 anni tedesco passa da 0,03% a 0,14%, quello tricolore da 1,42% a 1,67%. Giù tutte le Borse. L’indebolimento del dollaro ha trascinato al rialzo il petrolio che paradossalmente è inflattivo.

Grafico: Tradingview.com

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